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 Ante Democrito: L'Antico Egitto

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Arimanno



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MessaggioOggetto: Ante Democrito: L'Antico Egitto   Ven 09 Ott 2009, 19:06

L’ANTICO EGITTO

AVVISO :
Testo riservato solo agli iniziati.
Incomprensibile agli altri


CAPITOLO PRIMO : LA NOZIONE FONDAMENTALE DI NETER.

IL NETER E LA SUA DEFINIZIONE GENERALE

Ecco un testo molto ampio portato alla Grande Scuola di Spinoza da dama Sérésa, viaggiatrice di passaggio da noi. Poiché questo estratto è più chiaro dei nostri antichi rotoli, lo mettiamo qui a disposizione.
Citazione :
“Inizialmente si deve capire l’idea di Neter.”

[…]

“Gli antichi Egizi chiamano Dio col nome di Neter.
Ora il Neter ha un significato diverso da quello che noi possiamo dare al nome di Dio.
Il Neter è una potenza o una funzione della natura che evoca coi suoi caratteri una delle caratteristiche dell’Unità originale!”
Ben inteso, Neter è la trascrizione in lettere latine di un geroglifico che si avvicina di più alle lettere N, T e R. La N infatti, è una piccola increspatura che rappresenta un movimento che va e viene, un’onda, un ambiente e in senso lato simboleggia l’essenza. Poi si aggiunge alla fine della parola la R rappresentata come una figura a forma di occhio senza pupilla e che simboleggia l’energia e l’attività dell’onda, il modo in cui l’essenza si qualifica ed agisce.
Infine fra le due s’interpone la T o piuttosto Th che è la parte di ritenzione e conservazione, la forza passiva.”

[…]

“Il Neter è dunque un’attività o funzione della Natura, che può essere attiva o passiva. Si tratta di una « Forza » immanente (lettera R), che da’ forma alla sostanza (lettera N) attraverso le fasi della creazione continua della Natura. I diversi Neter sono dunque da considerare come delle forze « fisiche » naturali (attrazione, gravitazione, ecc.), come dei principi, e saranno designati con il loro nome, per esempio, Sekhmet, questo nome viene quindi inteso nel senso di nome-simbolo di una certa funzione « x » che interviene nel processo del « divenire », come noi in matematica indichiamo una forza fisica con una lettera-simbolo.”
Ciò perché l’idea del Neter dei Neter, del Grande Tutto egiziano, è alla base del culto spinozista occidentale, anche se quest’ultimo viene perfezionato successivamente, specialmente dai filosofi greci che s’impadronirono dell’antico pensiero egiziano per integrarlo al loro pensiero, durante i loro numerosi viaggi verso il paese dei faraoni.



IL NETER E I SUOI NETEROU

Come si è visto, presso gli antichi Egizi, la divinità era designata dalla parola Ntr, Neter, Neterou al plurale, e Neteret al femminile.
C’è un Neter primordiale presente in tutto e per tutto che si qualifica in diversi modi tramite i Neterou, che non sono altro che sé stesso, presente e attivo in tutto ciò che esiste.
La Natura è la manifestazione dei Neterou. I Neterou sono agenti e funzioni, sia attivi sia passivi, della natura. Essi sono anche le qualità e le funzioni dell’inconoscibile. Il Neter è qualità espressa e la qualità in se è potenza creatrice.
Per esempio, il Neter di Osiride sotto il suo aspetto agrario si riferisce al ciclo vita – morte – rinascita dei vegetali, le tappe grano – pianta – grano. Ma questo non è il suo solo aspetto.


IL NETER IN SE' O IL NETER IN CIASCUNO

L’amore di Hathor, la Saggezza di Thot, la Nobiltà di Horus… il Neter è presente in ciascun uomo. Per l’uomo, esaltare il Neter in sé, significa coltivare le proprie facoltà realizzando l’entità impressa in tutto il suo corpo. Come il tempio, il Neter è un costruttore in costruzione. Ogni uomo accrescerà il suo potenziale ricollegandosi al Neter e al suo Neterou.



CAPITOLO SECONDO: ELEMENTI DI SCIENZA RELIGIOSA EGIZIANA

Le sfumature della religione egiziana sono infinite. I Neterou sono dei Principi funzionale della Natura. Ci sono migliaia di Neterou e alcuni Neterou sono venerati per diversi aspetti. Dato che la fede non ha alcun senso nell’antico Egitto, si può parlare più di culto che di religione. L’elemento centrale del culto è che il pensiero, la parola e il gesto non sono che Uno e sono creazione e ritorno all’origine. E’ l’oggetto stesso dei rituali di collegare pensiero, parola e gesto che più tardi sarà assimilato alla magia. La teologia o la metafisica dunque non interessa al popolo ma soltanto ai sacerdoti il cui ruolo fondamentale è di essere di complemento al faraone. Viene ordinato ai sacerdoti di creare i rituali, di consultare la natura (gli astri, …) ma le loro conoscenze propriamente metafisiche restano esoteriche.


ORIGINE SEMPRE PRESENTE

L’uomo è la conclusione della Natura poiché è la possibilità di ritorno all’Origine. Tuttavia la nozione di origine ha poco rapporto con quella che abbiamo oggi, non c’è origine che sia un inizio assoluto poiché la Creazione originale è continua. E’ come un Momento Presente che ha luogo in ogni istante poiché i semi germinano, la pianta vegeta, il bambino sviluppa, l’uomo procede…. Così in ogni istante si produce il « mistero » della divisione dell’Unità (vedere Pentactys qui di seguito) (delle somiglianze si possono trovare in India).


RITORNO AL NETER DEI NETEROU

L’Unità assoluta è « l’Impronunciabile » o « Ciò che non può essere nominato » perchè essa sfugge al nostro ragionamento. Una volta divisa presenta le due facce di tutto ciò che è comprensibile, da allora è trinità.
L’Unità assoluta non genera, essa è stabile e invariabile: è il Neter dei Neterou dal quale emana il Mondo per il solo fatto che egli « contempla il suo volto »: è la suddivisione o lo sdoppiamento, la prima funzione di tutte che è la divisione.
Appena l’Impronunciabile si divide in sé stesso e per sé stesso, si è creato il Mondo, che è l’Unico diviso. Avviene lo stesso nel Mondo creato, dove la scissione s’impone ad ogni stadio che ha raggiunto l’espressione assoluta della sua natura.
Il ternario si ritrova ovunque nella Natura (mondo creato): una superficie deve avere almeno tre lati per essere comprensibile; la luce è formata da tre colori semplici (rosso, giallo blu che formano gli altri colori); maschio e femmina formano la specie; due elementi e una medietà (la giustezza che sta in mezzo) formano la base di qualsiasi ragionamento; tre suoni formano un accordo perfetto.

Così:

- L’Unico non procrea, egli E’. Il Mondo è e diviene quando L’Unico guarda sé stesso.
- Per potere procreare, occorrono Tre Princìpi in Uno, che comportano Due nature opposte, uscite l’una dall’altra.
- Il numero Due è il primo numero multiplo: due volte Due forma un quadrato, ossia una superficie generata, risultante di una funzione in procreazione.
Gli attributi ontologici degli esseri primordiali della cosmogonia egiziana, da cui il Noun (il non creato iniziale), Re (l’unico essere che esiste per sé stesso), Kheper (il principio del divenire, della trasformazione), la dualità (la coppia Shou/Tefnout, etc…) e la moltitudine /tutti gli altri modi di esistere di Re.
1) Noun
Il Noun, o fluido primordiale, è una nozione cosmogonica dell’antico Egitto (2500 AC). Il Noun esprime l’idea di uno stato primordiale (non organizzato) della materia che precede l’esistenza dell’universo (materia che si organizza). Il Noun contiene l’universo allo stato potenziale. Il Noun precede la cosmogenesi (Teofilo OBENGA, La filosofia africana del periodo faraonico, op. cit. pag. 27 – 63). Il Noun evita i problemi che in cosmologia implicano l’esistenza di una singolarità originale. Il Noun non ha predecessore. La singolarità del non essere che è il Noun si sostituisce alla singolarità dell’avvenimento che è il big bang.
2) Re
Re viene nell’esistenza prendendo coscienza della sua unicità (prende coscienza di sé stesso) nel Noun. Re è l’unico, l’uno, l’anteriore agli dei anteriori, che creò essendo solo nel Noun un altro modo di esistere, e i modi di esistenza derivati dall’Esistente furono numerosi (cf. T. OBENGA, op. cit., "Come l’Esistente è venuto all’esistenza", pp. 55-63).
Re creò dopo un ordine di successione degli avvenimenti. Il piano della creazione è davanti a me (cf. T. OBENGA, op. cit., p. 57).
3) Kheper
Kheper è il principio del divenire, della trasformazione.
E’ importante tenere a mente che la grammatica dell’egiziano antico distingue di per sé il singolare (l’uno, l’unico), il duale (la dualità) e il plurale (la pluralità o moltitudine).
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