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 [Libro dei Regni] Vita di Dagiu

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MessaggioTitolo: [Libro dei Regni] Vita di Dagiu   Gio 26 Feb 2009, 15:02

Epilogo.

Odore di sangue, gemiti e preghiere mescolati, suolo duro sotto il mio corpo invecchiato dall'età e dalla malattia, sapore grezzo di acqua stagnante, visi spaventati di bambini…
Scrivo queste pagine grazie alla compassione di una guardia imperiale aristotelica, che non può fare null'altro che osservare i suoi prepararsi a morire in questo circo romano, sugli ordini dell'imperatore di un dominio decadente.
Quale sarebbe la sua reazione se sapesse chi sono, o piuttosto chi ero?...
Deve prendermi per uno dei suoi fratelli, obbligati ad agire nella clandestinità: non ha completamente torto, peraltro, poiché la mia fede è altrettanto perseguitata che la sua!
Cosa mi è preso di sostituire quel bambino in occasione dell'incursione?
Perché questo desiderio di morire al suo posto?
Il suicidio è il tabù peggiore del mio culto, l'aberrazione totale dinanzi alla Verità divina…
Perché? Riscattere il mio errore? No, poiché oggi so che nulla si riscatta, anche se potrei volere equilibrare le mie capacità.
Certamente la malattia che consuma mi ha spinto a dare una possibilità ad un essere in piena nascita, mentre la mia fine sarà posticipata soltanto di alcuni mesi.
Certamente la stanchezza di una vita di viaggi e di ricerca si fa sentire più fortemente ora quando la mia volontà si indebolisce dinanzi alla decrepitezza della mia carne.
Certamente lo spirito della situazione mi aiutò a prendere questa decisione!
Salvare un aristotelico, quaranta anni dopo avere partecipato alla morte della loro guida allucinata…

Cosa penserebbero i miei compagni di carcere se sapessero che quello che si fa chiamare oggi Nicoleus era precedentemente, per molto tempo, un certo Dagiu? …
La mia storia non li interesserebbe certamente, ma ho speranza che queste pagine raggiungano presto o tardi alcuni discepoli spinozisti, che potranno forse trovare di che nutrire la loro riflessione su Dio, e sulla loro potenza.

Era quaranta anni fa, dunque, ai piedi del Golgota…


Ultima modifica di Rivqah il Gio 26 Feb 2009, 15:18, modificato 1 volta
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MessaggioTitolo: Re: [Libro dei Regni] Vita di Dagiu   Gio 26 Feb 2009, 15:03

Libro primo
Del Suicidio

Christos aveva appena reso l'anima, in parte a causa della mia delazione…
Sconvolto dal mio gesto, mosso tanto dalla volontà di sottrarmi dell'influenza solare di quest'essere fuori del comune che di mostrargli ciò che era la realtà la vita di quelli che tentava di influenzare, fuggo dalla città di Gerusalemme, attraversando in lacrime le porte monumentali.
È difficile per me descrivere l'impressione mitigata, e tuttavia estrema, che operava su me quello che gli aristotelici avevano deciso di scegliere come messia.
Christos era un essere dalla volontà splendida, dall'amore per gli altri di una purezza ineguagliabile per l'epoca, e tuttavia viveva al di fuori delle contingenze del comune, lontano dalle loro preoccupazioni:
quanto numerose furono le mie arrabbiature di fronte alla sua ignoranza, il suo dispetto, per le conseguenze di ciò che insegnava ai suoi seguaci…
Mai accettò di sottoporsi alla forza romana, ma mai neppure previde le difficoltà che avrebbero vissuto coloro che lo seguivano!
Amore ed Odio, Rispetto e Disprezzo: tali erano le sensazioni contraddittorie che mi ispirava Christos. Ma al momento della sua morte, io sentii un tale vuoto, una tale assenza, che solo la morte mi sembrava convenire alla situazione.
Prendendo la fune che fungeva da cinghia alla mia toga, mi avvicinai ad un albero, lo sguardo annebbiato dalle lacrime e lo spirito serrato nella morsa della colpa.
Stavo per salire sul ceppo che doveva servirmi a mettermi a distanza sufficiente del suolo, quando un colpo di scudiscio fischiò alle mie orecchie, segnando la mia guancia con una traccia sanguinante.
“E bene, giovane imbecille! Cos'è dunque questa stupidaggine che ti preparati a commettere?! „
Un uomo nella forza dell'età, lo sguardo fiero ed una smorfia di disprezzo, mi fissava con un disprezzo illimitato. Troppo occupato dal mio dolore, non mi ero accorto del suo approccio.
"-Cosa vuoi, vecchio? … gli risposi con stanchezza.
Perché vuoi a impedirmi di porre fine ai miei giorni? …
-Non voglio impedire proprio nulla, giovane stupido! Volevo soltanto che tu mi dessi questa borsa di monete che mi sembra piacevolmente piena! Se ti uccidi con quella addosso, non potrò prenderla senza provare un certo disagio, allora io te la chiedo prima che tu faccia il grande salto! „
L'uomo aveva sfoggiato un sorriso concupiscente, gli occhi fissati sui trenta denari che avevo ottenuto per avere denunciato Christos…
-Questo denaro è maledetto! Proviene dalla morte di un uomo… "
-Ahahahahah! Non sono uno che fa le pulci a ciò che può nutrirlo, giovane idiota!
- Smettila di insultarmi, vecchio! replicai con rabbia.
Mi fissò con stupore:
- Ti prepari a morire e fai mostra d'orgoglio?!
Dove si trova dunque la logica della cosa, giovane matto? …
- Ho diritto al mio orgoglio, anche se non devo più approfittarne a lungo!
- Che assurdità, giovane decerebrato! Sei sul punto di perdere tutto, di distruggere ciò che implica che sei tu, e persona d'altro…
Perché vorresti conservare ora ciò che abbandonerai tra qualche momento, giovane debole? …
- Perché è la mia scelta, la mia ragione, la mia vita!!
- Pffff… tu scegli dunque di non scegliere più, tu scegli dunque di non esercitare più questi diritti che rivendichi al momento… Ti rendi conto che potrai sempre decidere di morire domani? … Mentre se tu muori, non potrai più scegliere di vivere domani… giovane buffone!
- Dio mi punirà per il mio atto! Riscatterò la mia colpa all'inferno!!
- E se questo dio che veneri non esistesse? …. E se questo dio che veneri non vedesse l'interesse di interessarsi a te? …
- Oh… si interesserà a me, visto che ho preso la vita del suo messaggero…
- Eccetto se la sua punizione è di vederti soffrire per la sua assenza di giudizio… i giovani sono realmente troppo idioti, al giorno d'oggi: pensi francamente che questo dio infuriato ti darà ciò che ti aspetti?!
-… … …
- Non sarebbe meglio per te tentare di riscattare qui i tuoi errori, finché puoi, piuttosto che fuggire lasciando decidere ad un altro al tuo posto? …
- Fa così male…
- Certo che fa male, giovane inconsciente! Se la libertà fa male, è per ricordarti che sei in vita… ma certamente perdere questa libertà non è importante per un vile che fugge dalle sue responsabilità…
Come vuoi riacquistarla se perdi ciò che ti permette di farlo: la tua volontà, le tue scelte, la tua possibilità di essere? …

Il discorso del vecchio mi fece uscire dall'angoscia nellla quale mi ero immerso alla morte del messia: ero sempre stato un essere fiero, perfino orgoglioso, e farmi trattare da vile da un matusa svegliò questa collera che mi aveva animato dalla mia nascita.
- Andiamo, dammi la tua borsa, giovane morto!!
- No! Ne avrò bisogno per vivere!
- Occorerrebbe almeno che tu sapessi ciò che quello significa, giovane insensato…

Intrigato dalle parole del vecchio che se ne andava infine, io lo seguii, ben deciso a fargli pagare con delle beffe continue gli insulti di cui mi aveva coperto…
Senza saperlo realmente, avevo appena trovato una ragione per vivere…


Ultima modifica di Rivqah il Sab 28 Mar 2009, 18:21, modificato 2 volte
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MessaggioTitolo: Re: [Libro dei Regni] Vita di Dagiu   Gio 26 Feb 2009, 15:03

Libro secondo.
Della meditazione.


L'uomo era calmo, e parlava soltanto per comperare ciò di cui aveva bisogno per vivere, arrivando fino ad ordinare derrate che mi faceva pagare con quel denaro della vergogna che non avevo voluto dargli…
Sempre giocato dall'astuzia dell'errante, come amava a chiamnarsi, ed anche, devo ammetterlo, piuttosto ammirato dai suoi viaggi, io non rifiutai mai di usare la mia borsa per i nostri pasti.
Lo insultavo certamente abbondantemente, ma la sua mancanza di reazione mi stancò poco a poco, mentre non gli mancava mai un'occasione di buttarmi più giù della terra: oggi mi dico che dovevo mancare totalmente d'orgoglio, per sopportare ciò con bonarietà. Ma questa relazione era allora la sola che dovevo amare, e non potevo permettermi di mettevi termine…

Dopo due mesi d'erranza nella terra di Palestina, l'uomo decise che il posto l'annoiava, e mi annunciò la nostra prossima partenza per il nord, verso il vecchio impero dei persiani, l'Anatolia.
“Attraverseremo il deserto, giovane superstite!
È spesso propizio alla riflessione, molto più delle incantevoli rive dell'ovest…
Ed hai bisogno di apprendere a riflettere, giovane stupido! „
Partimmo dunque per le terre interne, prima di deviare verso il nord, verso le terre di questo popolo che aveva fatto tremare gli Egiziani e poi i greci, prima di soccombere ad Alessandro il Grande.
I primi giorni furono un piacere: grandi distese di rocce e sabbia mescolate, la freschezza della notte per avanzare, le bollenti siesta del giorno per riposarsi. Una delizia per un giovane uomo come me, che chiedeva soprattutto la solitudine dell'immensità.
Ma la ripetizione della marcia, l'impressione non di avanzare, l'assenza totale d'individui, tutto ciò iniziavano a pesarmi, mentre iniziamo la nostra seconda settimana di progressione.
Una mattina, tuttavia, un incontro inaspettato mi rivelò ciò che l'errante intendeva per “riflessione„…
Ci preparavamo a riposarci, dopo una lunga notte di marcia, quando scorgemmo lontano una carovana in sosta, che si praparava anch'essa ad un riposo ristoratore.
“Vieni, andiamo a vedere questi commercianti: mi sembra di riconoscere i loro colori! „
Benché spaventato all'idea di incappare in predoni del deserto, seguii l'uomo, sempre così sicuro di lui.
Appena arrivato, doveti ammettere la sua buona vista, o la sua corretta intuizione: i nomadi lo accolsero a braccia aperte, salutandomi gentilmente al passaggio. Presto, dell'acqua e del cibo fresco ci furono offerti, li accettammo con piacere: la carne ed il pesce essiccati cominciavano a sembrarci senza sapore.
Io capii abbastanza rapidamente che i carovanieri ed il mio… maestro? … si conoscevano già da tempo, e sembravano condividere le stesse abitudini.
Dopo il pasto, infatti, il capo dei commercianti ci invitò ad una preghiera collettiva, cosa che mi stupiva, poiché avevo potuto verificare durante il nostro periplo la mancanza di fede della mia guida.
Con mia grande sorpresa, accettò, e prese una posa particolare: seduto, le gambe incrociate sotto lui, le mani messe con le palme aperte sulle sue ginocchia, chiuse gli occhi e si assorbì nella sua devozione. Un po' smarrito, poiché nessuno sembrava volere cominciare la preghiera, mi informai presso di lui:
“- Scusa, ma… che preghiamo? gli chiesi a bassa voce.
- nessun'altro che noi stessi, giovane importuno! mi rispose, irritato. „ Sbalordito da tanto orgoglio dissi:
“- Come?! Vi considerate Dio?!
- Certamente, poiché è in noi! Dio non è nulla di diverso da ciò che vediamo, immaginiamo, consideriamo: è certamente molto più, ma è almeno tutto ciò!
- Ma… io… Ehm…
- Pffff… aggiunse l'errante girandosi verso me.
Dio è onnipotente, giovane inconsciente?
- Sì, certamente!!
- In questo caso, si può dire che la sua onnipotenza si esercita ovunque allo stesso tempo?
- Ovviamente sì!!
- In questo caso, puoi dirmi a che servirebbe pregarlo, poiché esercita già la Sua volontà al massimo della Sua capacità? …
- Ehm… e bene… per attirare la Sua attenzione? …
- Imbecille!! Uno schiaffo risuonò nel giorno nascente.
Come vuoi che ti dia più attenzione di quanta te ne accorda già, poiché è onnipotente ed esercita la sua volontà in tutto il Suo potere?!
- Ma per… ehm… non so…
- Dimentica le sciocchezze del tuo amico Christos, giovane novizio! sputò l'uomo. Dio non ha più nulla da darci: Ha già fatto il necessario essendo, ed essendo in ciascuno dei Suoi modi, in particolare noi, umani! Siamo pensanti, siamo una parte di Lui, ed il nostro solo scopo è di capirlo, comprendere ciò che siamo, e dunque una parte di ciò che Lui è!
Non preghiamo una potenza esterna a noi perché ci ascolti: che arroganza sarebbe! Ma viaggiamo in noi stessi per comprenderci meglio, e rispondere meglio ai nostri bisogni, a quelli che affrontiamo in quanto modi fatti da Dio!
- Dio non ha bisogni: è perfetto!! insorsi. Se fossimo Dio, come dici, vecchio, saremmo perfetti!
- Ma siamo soltanto una parte di Dio, giovane discepolo… non Dio stesso… e per comprendere ciò che è la Natura, ciò che è Dio, noi dobbiamo cercare di avvicinarci alla Sua perfezione. La meditazione ci serve a questo: considerare le nostre azioni, considerare i nostri progressi sul cammino della Luce divina.
- Allora… A che serve… meditare… insieme?
- Poiché la meditazione è personale, ma le discussioni che ne derivano, le domande che abbiamo verso noi stessi, ciò può essere discusso in seguito, in gruppo, per ricevere aiuto dei nostri simili. Per accettare come risposte possibili, ma non obbligatorie, quelle che riceveremo.„
Allora lo cercai anche io il conforto della meditazione, quella mattina, ma anche i giorni che seguirono. E, da allora, non ho mai cessato di interrogarmi sui miei atti, e cercare consiglio presso i miei fratelli umani.
Non ero all'epoca convinto da questo Dio immanente e senza volontà propria, ma le discussioni che ebbi con gli spinozisti che incontrai successivamente mi permisero di rimanere sul cammino della conoscenza, e non di abbandonarmi ai miraggi della morale umana…

“Spinozisti„? Sì, non ho ancora spiegato da dove viene questa parola, ed e quello che mi indusse a darlo a quelli a cui mi sarei presto unito, fratelli di fede nella Natura, e dunque nell'Umano.


Ultima modifica di Rivqah il Sab 28 Mar 2009, 18:34, modificato 2 volte
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MessaggioTitolo: Re: [Libro dei Regni] Vita di Dagiu   Gio 26 Feb 2009, 15:03

Libro terzo.
La lezione nel deserto, o la libertà annunciata.


Marciavamo da giorni nel deserto dell'Est, dopo la nostra riunione con la carovana mercantile, ci preparavamo a raggiungere questo popolo che si diceva tenesse testa all'onnipotente Roma: muovendoci di notte, e nella mattina fresca sulle distese di sabbia, ci riposavamo il resto del tempo, un sole troppo virulento bruciava le nostre pelli, anche sotto i nostri abiti, progredivamo instancabilmente. La monotonia del paesaggio non alterava tuttavia la potenza e la bellezza che emanava da quest'immensità: nessuno resta impassibile di fronte all'oceano di vuoto che rappresenta il deserto.
Seguivo il vecchio scorbutico che aveva impedito l'abominio che io mi preparavo a commettere quando ci eravamo incontrati: il mio suicidio, vile e codardo, quando venivo dall'aver assistito alla morte di Christos…
Il mio compagno di viaggio m'apostrofò:
- Dagiu vieni a vedere qui!
- Hum… Msì… risposi, stravolto, sotto i raggi del sole nascente.
- Osserva questa meraviglia… aggiunse quello che si sapeva il mio maestro di pensiero, senza badare alla mia spudorata mancanza di motivazione.

Osservai allora ai piedi dell'uomo, e vidi una cosa così sconosciuta, così incongrua in questo luogo, che non potei trattenere uno scoppio di stupido riso, che mi sembrò tuttavia completamente naturale nel momento in cuie sfuggiva dalla mia gola. Un fiore.
Un semplice fiore dai quattro petali rubino.
Appollaiato su una roccia di piccole dimensioni.


- Che significa, vecchio uomo? Chiesi, i miei occhi non potevano staccarsi dell'incredibile presenza.
- Significa la potenza della vita, giovane imbecille!
Osserva questa battaglia per la sopravvivenza, ma anche la bellezza che ne risulta!
Un fiore, perso nel deserto, e che trova la sua forza soltanto in una pietra! Non è meraviglioso?
- Io non avevo mai sentito parlare di tale miracolo…
- Ah no!! Nessun miracolo qui!! Rispose il matusa, estremamente contrariato.
Lascia dunque queste sciocchezze al tuo amico Christos!
- Avrebbe amato questo fiore quanto te, vecchio!! risposi alzando il tono, poiché Christos e la sua visione del mondo restavano, tra il mio compagno di viaggio e me, un argomento continuo di discordia.
- Certamente, egli l'avrebbe amato! Io non ho mai detto che era cattivo o insensibile!Aggiungerei anche anche che era un uomo dotato di compassione, d'amore e di altro, ed anche di un non cattivo umore! Sorrise.
Ma avrebbe tolto la bellezza di questa pianta qualificandola come prodigio… continuò l'uomo, rannuvolandosi.
Avrebbe parlato d'un dio che avrebbe permesso questo… miracolo! come dici tu…
- Ed in che lui avrebbe tolto la sua bellezza, così facendo, dimmi? …
- Questa pianta è più bella di una rosa, giovane stupido?
- Ehm… no… mi dovetti risolvere a rispondere dopo essermi concentrato su questi quattro poveri petali bianchi, ahimè d'una banalità che lasciava afflitti…
- Allora, perché ti senti attirato da essa? Perché la trovasti così bella? …
- Perché… Perché ha grande merito a crescere in questa regione! Perché è viva in un universo di morte! Perché sfida il sole potente dalla cima dei suoi pochi centimetri!
- Ecco!! Un sorriso radioso prese forma sul viso del mio mentore.
È bella perché è riuscita a liberarsi dalle catene del suo ambiente!! È bella perché agisce in tutta la sua potenza, a dispetto delle norme che vorrebbe imporgli la stella del giorno! È bella perché è libera…
-…

Non sapevo che rispondere, tanto più di queste parole coprivano infatti l'impressione che consideravo a proposito di questa potenza che s'esprimeva attraverso la delicatezza e la grazia d'una semplice pianta…
- I fiori sarebbero più liberi di noi, poveri mortali? …
- “Poveri mortali„… Pfff…
Non siamo poveri, e noi, esseri pensanti, siamo soggetti a degli a priori che le piante e la maggior parte degli altri animali non conoscono. Ma questa capacità di riflessione ci porterà un giorno più lontano della più libera delle piante, Dagiu, siine certo!
- Ma come?!
Abbiamo tanto male da cui liberarci, per vivere in perfetta armonia con Dio!
- Ciò che apprendiamo con il pensiero, con la riflessione e l'istinto mescolati, la nostra essenza se ne ricorda, Dagiu, giovane apprendista! La morte non è che una tappa, una metamorfosi, ma l'essenza che ci costituisce, anche ridotta ad una conoscenza senza volontà, quando trapassiamo, dimora…
- Ma ciò non cambia nulla: se la nostra essenza diventa pietra, o anche si perde in un attributo di Dio che non conosciamo, che non possiamo percepire, questa conoscenza non ha nessun interesse…
- Ma la forza dell'essenza, parte di Dio, è d'essere immortale…
Ed a forza di cambiamenti, di transizioni di modi in altri modi, d'attributi verso altri attributi, un giorno, verrà a noi un essere che avrà la possibilità di pensare nuovamente, e spiegarci la somma delle conoscenze che avrà accumulato al filo delle sue metamorfosi.
Ed allora quest'essere che pensa, questo modo di Dio, ci spiegherà la libertà, ci porterà a Dio…
- Come fai ad essere così sicuro, vecchio?
- Perché le possibilità sono infinite, come Dio!
Perché quello che può prodursi si produce, invariabilmente, poiché Dio è onnipotente, ed fa tutto quello che può: e può tutto, con la sua potenza infinita…
Allora verrà un giorno, domani, tra un secolo, in molti millenni, in cui arriverà fra noi questa volontà dotata di ragione, che ci libererà dalla morale e dai pretesti, che farà di noi potenze senza ostacolo…
- Come la riconosceremo, se che dici è vero?
- Noi non dovremo farlo, giovane Dagiu: essa s'imporrà come un'evidenza di chiarezza, di luce, come una rivelazione divina…

Rimasi da meditare alcuni momenti su queste parole, osservando sempre con entusiasmo questo fiore, simbolo di libertà e di potenza, più qualunque essere avessi incontrato, di Christos stesso…

- Come si chiama questo fiore, vecchio?
- Lo chiamano spinoza… rispose il saggio.

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