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 [Libro degli Admor] Cerimonie di Culto

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Arimanno

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MessaggioTitolo: [Libro degli Admor] Cerimonie di Culto   Ven 12 Giu 2009, 19:48

PRINCIPIO DI APPLICAZIONE

Le Cerimonie di culto mostrano per lo più il lavoro degli Admors.
Tuttavia, gli Tzadiks come giudici e intendenti ne sono i garanti sia riguardo al loro buon uso che ai mezzi e alla sicurezza.
L’osservanza dei rituali è un filo conduttore utile da seguire, ma non obbligatoriamente. Ugualmente, le benedizioni e altre invocazioni possono essere lasciate all’improvvisazione o preparate dall'Admor. Il rispetto delle cerimonie sarà realizzato dunque più nello spirito spinozista che alla lettera.
.






(Libera interpretazione dal testo francese di Cerbottana)


Ultima modifica di Arimanno il Ven 12 Giu 2009, 19:58, modificato 1 volta
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Arimanno

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MessaggioTitolo: Re: [Libro degli Admor] Cerimonie di Culto   Ven 12 Giu 2009, 19:51

FUNERALI O CERIMONIA DI TRASFORMAZIONE.


Il rituale spinozista dei funerali è diretto da un Admor con l’aiuto di un Giusto.

L'Admor pronuncia tutte le benedizioni, inni, sentenze, dimostrazioni. Egli è maestro della parola. E’ anche lui che decide, dopo i suoi pronunciamenti, sull’intervento del Giusto.

Il Giusto è incaricato dei corpi e della loro presa in carico. Fa atto di presenza in occasione della cerimonia e veglia affinché l'Admor possa officiare nelle migliori condizioni possibili. Quando interviene, dopo che l'Admor ha esplicitamente richiesto l'intervento del Giusto, quest’ultimo può puntualizzare ogni gesto spiegando ciò che sta facendo (toilette) e ricordare le regole che ognuno deve rispettare compreso lui stesso. Egli è il maestro dell’azione.


AGONIA.

Ogni spinozista ha il diritto di chiedere un accompagnamento nella morte a un Admor. L’agonizzante è definito come "la foglia vacillante pronta a volar via".

S' incoraggiano gli agonizzanti coscienti a precisare le loro ultime volontà (a voce) che hanno la stessa validità di un testamento scritto (presenza obbligatoria di un Giusto), a condizione che non infrangano la legge spinozista, secondo il principio che "non si può decretare su ciò che non ci appartiene".

Un agonizzante può in compenso chiedere che non sia pronunciato alcun elogio funebre, che un certo libro ritorni ai suoi figli o alla comunità contrariamente a ciò che era stato detto, etc.

L’agonia è ugualmente il momento delle ultime raccomandazioni alla famiglia.

Quando si avverte l’avvicinarsi della morte, l'Admor pronunzia distintamente le benedizioni :

1/ Benedizione dell’acqua > "L'Immanente E’. Egli è sempre stato e sarà per sempre. Egli non ha inizio, né fine."
2/ Benedizione della Terra > "Questo è l’Immanente che è Dio. Dio è Natura e Sostanza di ogni cosa. Egli si estende all’infinito dell’infinito..."
3/ Benedizione del Fuoco > "Ascoltate figli di Spinoza, ascoltate dunque Ignoranti e Saggi, Egli è Dio, Egli è uno, Egli è eterno e lo Spirito Infinito... Dovunque guardano i tuoi occhi tu lo vedi... Perché egli è l’Unità di ogni cosa !"

Constatazione del decesso stabilito da un Giusto :
4/ Benedizione del Respiro > Lodato sia Tu, "Nome della persona", Egli è in Te, Egli è fuori di Te, nella tua finitezza tu eri sempre, in ogni luogo, nell’Infinito e l’Eternità... Dal tuo unico respiro, tu sei tutti i respiri !

Nel caso in cui la persona è deceduta prima che potesse essere fatto un accompagnamento, si procederà alle benedizioni precedenti una dopo l’altra.


PURIFICAZIONE.

- Il Corpo è completamente ripulito da ogni polvere, dei fluidi corporali e delle altre macchie sulla pelle con un lino bianco.
- La purificazione è un atto d’onore alla persona deceduta, non c’è interruzione, si rispetta rigorosamente il corpo come una persona ancora viva, si evita anche di scoprirlo se non brevemente per lavarlo. Non si tratta "di lavare un morto", ma "di un modo di accompagnare l’Essere che finisce nell’Infinito e nell’Eternità".
- Gli Admors sono liberi di preparare i loro testi in relazione ai funerali. Dovranno tuttavia essere abbastanza brevi

1/ Admor > L'Admor chiede l’intervento del o dei Giusti per procedere alla purificazione dei corpi.
2/ Giusto > Il Giusto si colloca alla sinistra del corpo ed inizia a lavarlo a partire dalla testa fino ai piedi. La pulizia termina con il versamento dell’acqua.
3/ Admor > L’Admor recita un testo. Poi annuncia l’abbigliamento del corpo.
4/ Giusto > Il deceduto è rivestito con abiti bianchi e deposto con delicatezza su un giaciglio di paglia sul fondo della bara.
5/ Admor > L’Admor recita un testo...
6/ Giusto > Una manciata di sabbia viene gettata nella bara.
7/ Admor > L’Admor recita un testo...


VEGLIA E RIMOZIONE DEL CORPO.

1/ L'Admor annuncia la veglia del corpo solo per la notte. E’ necessaria la presenza di un Giusto. Quest’ultimo veglierà affinché il corpo non sia toccato.

2/ Il giorno seguente, all’alba, l'Admor mostra a tutti gli amici e parenti presenti i rotoli della Vita di Daju e pronuncia i nomi dei Saggi più illustri fino a pronunciare il nome del Saggio dei Saggi : "Spinoza".

3/ L'Admor consegna i rotoli della Vita di Daju al Giusto che qui li colloca nella bara.

4/ L'Admor annuncia la chiusura della bara. Questo annuncio è lasciato all’improvvisazione degli Admors. La tradizione vuole che sia un canto che risvegli le coscienze accompagnato dal suono dei Quérènes.
La Quérène è un corno ricavato da un corno d’ariete che risale all’antichità. Il suo nome usuale è Shophar o Shofar. Simbolicamente, è un allarme per tutte le coscienze (a Babilonia, i governanti proibirono il suo uso temendo che quel suono indicasse un segnale di rivolta). I cabbalisti insistono sull’importanza di questi suoni ai quali attribuiscono il potere di sostituire al rigore analitico del giudizio l’intuizione della totalità immanente.

5/ L'Admor termina il suo Canto con un invito al silenzio.

6/ La bara viene richiusa dal servizio dei Giusti nel silenzio totale.


TRASPORTO E INCENERIMENTO O INTERRAMENTO (O ALTRO).

7/ L'Admor annuncia il trasporto della bara chiamato il "pellegrinaggio del fuoco".
71) Deve spiegare a tutti i presenti come si dovrà procedere : inizio del pellegrinaggio (direttamente sul posto o in un luogo concordato), inizio della processione, non toccare né la bara né i Giusti incaricati del trasporto, inizio della meditazione in cammino (sulla persona deceduta o sul destino dei mortali), significato dei suoni, nome del posto dell’incenerimento finale...
72) Egli deve spiegare il significato simbolico del pellegrinaggio del fuoco.

7/ I Giusti sono incaricati del servizio del trasporto fino al luogo dell’incenerimento.
Essi veglieranno parimenti sul rispetto dell’ordine, l’osservanza della meditazione e la protezione del convoglio.

8/ Il o gli Admors entrano nell’adunanza e il gruppo scorta la bara segnando delle fermate e circondando la bara. Alcuni suonano il Quérène, perché secondo la tradizione, il messia Spinoza lo suonerà nell’ora del suo passaggio dalla Saggezza alla Saggezza della Saggezza. Il gruppo sta in silenzio e in meditazione (pensiero in corsivo).

9/ Incenerimento : Il rogo.
- Gli Tzadiks hanno preparato una pira di legno essiccato.
Il legno del rogo sarà prima lavato e scortecciato, poi immerso parecchi mesi in una miscela di oli essenziali per favorire la combustione e togliere gli odori nauseabondi.
- La bara viene posata sulla pira poi ricoperta interamente con altro legno.

9/ Interramento : la fossa.
- Gli Tzadiks hanno preparato una fossa "tappezzata" di petali di fiori (oppure di foglie colorate).
- La bara viene sepolta nella fossa. Sopra viene posta una lastra di pietra con una iscrizione "la morte è nella vita".


INVOCAZIONE /

"Tutti i modi di esistere sono delle scintille crepitanti
la loro natura è apparire e sparire ;
essendo sorti svaniscono,
svaniscono mentre altri sorgono ;
poiché il fuoco immanente della potenza divina non verrà mai compreso..."


INVOCAZIONE : canto del risveglio /

"Vieni, noi ascolteremo, questa sera, il Canto del risveglio,
il canto che inizia,quando finisce la vita,
il canto dell’usignolo ;

il canto che si sente quando si volta pagina,
il canto dell’acqua viva
che si riposa, un momento, al riflesso di un ramoscello ;
il canto della fronda
che rabbrividisce e danza
liberata dal peso dell’ignoranza;

il canto segreto che culla l’ombra bluastra
del giglio, mancata promessa primaverile,
che aspetta, per fiorire, un segno di azzurro.

Questo segno è arrivato, ed eccoti sveglio,
Compagno dei più saggi, in seno alla conoscenza.”
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