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 [Libro dei Saggi] Da una donna è venuta la Luce

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MessaggioOggetto: [Libro dei Saggi] Da una donna è venuta la Luce   Gio 26 Feb 2009, 15:07

Leila Khylamany era una delle più belle donne di Baghdad al tempo in cui la città dominava il mondo orientale, nella quale tutte le intelligenze mediterranee ed arabe venivano ad arenarsi volentieri in attesa delle sfide oratorie che le avrebbero aiutato ad affermare la loro fede, la loro filosofia, o anche semplicemente il loro particolare punto di vista. La giovane Leila, benché in età per farlo, aveva sempre rifiutato il matrimonio; aspettava, con l'accordo di suo padre, l'amore perfetto, quello che l'avrebbe aiutata a realizzarsi al meglio, a realizzare il suo coniuge, e perfezionare la loro coppia, lungo il cammino della vita.
Piuttosto che cercare fra i suoi numerosi pretendenti pronti a soddisfare ogni suo desiderio, preferiva sottoporsi allo studio della matematica ed in particolare della geometria che riteneva appassionante!

Un giorno, tuttavia, la sua passione poco comune le permise di portare alla luce una verità che tolse suo padre dall'imbarazzo, rivelò la sua grande scienza del mondo e di Dio.
Mentre la città viveva un periodo movimentato, dovuto soprattutto alle turbolenze delle crociate occidentali in terra di Palestina, un pensatore dell'est, dell'India, al di là della Persia, pose a Khalid Khylamany tale domanda, che riguardava la fede spinozista del saggio:

Maestro, siedete al consiglio del sultano, nonostante la vostra fede.
I teologi averroisti vi accolgono in occasione delle loro discussioni, apprezzando il vostro verbo.
Ma non mi avete ancora fornito la prova che un uomo può contenere l'infinito di Dio!
Per gli averroisti, gli aristotelici, è presa in considerazione la fede, ma per voi, spinozisti, che volete farci credere che siamo tutto quanto “Dio„, esigo una prova o che abiuriate questa fede demente!!

Il maestro Khalid avrebbe potuto rispondere che gli uomini soli non erano affatto Dio, che gli attributi anche di Dio erano infiniti, e che gli uomini ne conoscevano soltanto due, la dimensione ed il pensiero.

Ma la risposta avrebbe potuto essere soltanto teorica, senza prova della possibilità per Dio di iscriversi in una somma di oggetti finiti.

Tre giorni erano stati dati al saggio spinozista per trovare una risposta alla sfida lanciata, come era d'abitudine allora, a Baghdad, ma alla sera dell'ultimo giorno, mentre si avvicinava l'ora di rispondere, Khalid Khylamany non aveva nulla di concreto da dare al suo contraddittore. Ne sarebbe uscito, certamente, e non avrebbe perso la faccia, poiché gli elementi logici che avrebbe messo dinanzi al suo oppositore sarebbero stati sufficienti a spiegare senza difetto il pensiero spinozista.

Ma nessuna prova,come alchimista ciò procurava un reale dispiacere al maestro.
Mentre si preparava a partire verso la piazza delle discussioni di Baghdad sua figlia lo interpellò:

- Padre, volgliate perdonarmi per avervi fatto così a lungo aspettare.
La soluzione era così semplice, così limpida, che l'ho vista soltanto questa sera!
- Fedele figlia, non ti avevo affatto chiesto di aiutarmi in questa prova...
- Non dovevate farlo, poiché ne sono capace, devo aiutarvi…
Anche Leila era spinozista, anche se l'alchimia non l'aveva mai interessata, essendo troppo contraria alle sue capacità. Il padre si sedette allora, curioso di comprendere le prove della sua figlia.

- Padre, immaginate due cerchi, uno, più piccolo, nell'altro. Ma non sono concentrici, attenzione: il più cerchio piccolo è più vicino, senza toccarlo, ad un segmento del cerchio più grande che all'altro…
Prendendo un pezzo di legno, disegnò sul suolo:


"L'infinito scoperto da Leila Khylamany"
Disegno a cura della Maestra d'arte Freyja




- Vedete, è molto semplice!
Sappiamo che per un punto, dunque per ogni punto del cerchio, passano infinite linee rette…
Di conseguenza, tracciamo il segmento più lungo partendo dal cerchio interno verso l'esterno, e il più breve, allo stesso modo.
Ora, consideriamo la somma delle diseguaglianze di distanza…

Khalid ascolta la sua figlia, affascinato: comprende dove vuole arrivare, e si rende conto che sta provando non soltanto l'infinito nell'uomo, ma anche l'infinito della potenza spinozista, di questa variabile che lasciava pensare alla limitatezza dell'oggetto rispetto alla Natura…

- M'avete ben inteso, padre: la somma dei segmenti basterebbe, a provare ciò a cui dovete rispondere, ma la somma delle diseguaglianze permette di quantificare come infinito un oggetto che non è tuttavia illimitato!
I cerchi mostrano chiaramente limiti fissi, e non alienabili, come è il nostro corpo: ma lo spazio che li separa, la somma della variazione costituita dalle differenze tra distanze massime e minime è, essa, infinita… Poiché composta da una infinità di segmenti!!
La capacità di essere non è limitata, padre! Possiamo essere teoricamente uguali al grande tutto… E far raggiungere alla nostra potenza il livello equivalente alla Sostanza…

Khalid Khylamany era sconvolto da questa rivelazione geometrica. Da sempre gli spinozisti avevano pensato che la loro capacità di essere fosse limitata alla parte trascurabile di Dio che li componeva, ma sua figlia aveva appena provato senza possibilità d'errore che la parte più trascurabile di Dio conteneva in essa stessa la sua totalità:
l'infinito e l'eternità.

I pensatori avevano appena rotto il limite che essi stessi inconsciamente si erano posti.
Pensavano fino ad allora che insieme, tutti insieme, tutto insieme, la Natura fossero Dio.
Leila aveva appena dimostrato che di fatto, concettualmente, ogni modo di Dio era Dio stesso.

Il contraddittore del Maestro Khalid fu umiliato pubblicamente come di rado nella storia di Baghdad ed il suo nome spinto tra i lembi della storia.

Ma là, questo non era l'importante.

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